Il cardinale Schoenborn “apre” anche alle coppie gay
Il cardinale di Vienna, Christoph Schoenborn, considerato uomo molto vicino a Ratzinger
«In tema di omosessualità? ha detto – si deve considerare anche la qualità di una relazione» e, se questo elemento c’è, «se ne può parlare con apprezzamento. Una relazione stabile è sicuramente meglio di un modo di vivere nel quale prevale la promiscuità». E’ dunque una piccola bomba quella lanciata da uno dei cardinali più autorevoli della Chiesa di Roma che, evidentemente, intravede i segni di una crisi grave in quanto sta accadendo.
Fonte: Il Secolo XIX, 5 maggio 2010
http://www.agerecontra.it/public/press/?p=4375
Christoph Schönborn-il Cardinale che ha permesso la mostra blasfema nella diocesi di Vienna
CON I DIPINTI DI ALFRED HRDLICKA NELLA DIOCESI DI VIENNA !
NEL DIPINTO DI ALFRED HRDLICKA " L'ULTIMA CENA " GESU' E GLI APOSTOLI SONO IN UNA ORGIA GAY !
Per le proteste dei fedeli il dipinto "Ultima Cena" è stato sostituito con un altro dipinto blasfemo dove GESU' SADOMIZZATO AI GENITALI !
Sua Eminenza il card. Schönborn ,il cardinale di Vienna, ricco
e benestante,ecco cosa ha fatto, sapeva dell'opera blasfema
di Hrdlicka, faceva finta di non sapere, dopo la bufera ha rimosso l'opera
contestata dalla mostra, però ha permesso che al suo posto ve ne mettessero
un'altra pure blasfema, dove il Cristo è sodomizzato ai genitali mentre è in croce.
Ipocrita e diabolico questo porporato, mangia e beve sulle spalle del
poveretto di Nazareth, intanto ecco cosa fa, dalle nostre ricerche risulta che
il card. Schönborn sta attento a come parla e si esprime, cercando di non
offendere mai l'ateo e marxista Hrdlicka, per il quale esprime grande lodi,
mai cerca di umiliare o offendere questo pseudo artista schizoide e pervertito,
mai l'offende però se offende il Cristo non gli importa nulla ne a lui e nemmeno
a dirigenti del museo.( Dal Centro Anti-Blasfemia)
ARTICOLI RIGUARDO ABUSI DENTRO LA CHIESA CATTOLICA
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martedì 7 settembre 2010
venerdì 23 luglio 2010
"I preti gay vengano allo scoperto"
LA STAMPA.IT
23/7/2010 (12:36) - BUFERA DOPO L'INCHIESTA SUGLI UOMINI DI CHIESA OMOSESSUALI
"I preti gay vengano allo scoperto"
Il vicariato di Roma: nessuno
li costringe a rimanere sacerdoti, sfruttandone soltanto i benefici
CITTA' DEL VATICANO
Se ci sono sacerdoti gay, «coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto», perche «nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici». Lo afferma il vicariato di Roma in una nota diffusa all’indomani delle rivelazioni di Panorama su alcuni preti che condurrebbero una «doppia vita», frequentando nel tempo libero i locali di ritrovo degli omosessuali della capitale. Il vicariato di Roma, pur tacciando l’articolo di scandalismo e di diffamazione, di fatto non esclude che qualche sacerdote possa condurre una doppia vita, precisando però che a Roma vivono molti sacerdoti provenienti da tutto il mondo per studiare e che nulla hanno a che fare con la Chiesa di Roma. «Non vogliamo loro del male - si afferma nella nota pubblicata sul sito del vicariato Romasette.it - ma non possiamo accettare che a causa dei loro comportamenti sia infangata la onorabilità di tutti gli altri».
Su Panorama in edicola oggi viene descritta proprio quella doppia vita di «numerosi» sacerdoti romani, di cui però viene rivelato solo qualche nome di fantasia. In copertina due mani giunte su un rosario contornate di peli e con le unghie laccate di rosa. «Puro scandalismo», commentano le fonti vaticane disposte a parlare del caso in forma anonima, affermando la mancanza di elementi sufficienti per essere sicuri che si sia trattato di veri sacerdoti, e osservando che potrebbe trattarsi di uno dei tanti «serpenti marini» inventati per i bagnanti sotto l’ombrellone.
Il cronista dell'inchiesta, entrato nel giro con l’ausilio di un amico gay, ammette che al primo incontro, avvenuto il 2 luglio ad una festa omosessuale in un locale del quartiere popolare romano di Testaccio, ha temuto di essere capitato «in mano a gente in malafede o a dei mitomani». Il seguito dell’indagine sembra però averlo convinto del contrario, avendo riconosciuto alcuni uomini, incontrati nell’ambiente gay romano, mentre dicevano messa in chiesa. Intanto per l’Arcigay l’inchiesta, che a dire di alcuni suoi dirigenti rivela verità già note nell’ambiente grazie a un nutrito catalogo di chat e servizi di sms, ridà forza alle accuse di «omofobia» rivolte alla Chiesa. «Ci sono tanti sacerdoti omosessuali, ma questo non fa di loro dei cattivi preti», afferma Luca Trentini, segretario nazionale di Arcigay, anche se questa non è l’opinione del Vaticano che, da sempre contrario, almeno a parole, alle inclinazioni omosessuali, negli ultimi anni ha sancito a più riprese che le porte di seminari e ordini religiosi non possono essere aperte ai gay.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201007articoli/56982girata.asp
23/7/2010 (12:36) - BUFERA DOPO L'INCHIESTA SUGLI UOMINI DI CHIESA OMOSESSUALI
"I preti gay vengano allo scoperto"
Il vicariato di Roma: nessuno
li costringe a rimanere sacerdoti, sfruttandone soltanto i benefici
CITTA' DEL VATICANO
Se ci sono sacerdoti gay, «coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto», perche «nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici». Lo afferma il vicariato di Roma in una nota diffusa all’indomani delle rivelazioni di Panorama su alcuni preti che condurrebbero una «doppia vita», frequentando nel tempo libero i locali di ritrovo degli omosessuali della capitale. Il vicariato di Roma, pur tacciando l’articolo di scandalismo e di diffamazione, di fatto non esclude che qualche sacerdote possa condurre una doppia vita, precisando però che a Roma vivono molti sacerdoti provenienti da tutto il mondo per studiare e che nulla hanno a che fare con la Chiesa di Roma. «Non vogliamo loro del male - si afferma nella nota pubblicata sul sito del vicariato Romasette.it - ma non possiamo accettare che a causa dei loro comportamenti sia infangata la onorabilità di tutti gli altri».
Su Panorama in edicola oggi viene descritta proprio quella doppia vita di «numerosi» sacerdoti romani, di cui però viene rivelato solo qualche nome di fantasia. In copertina due mani giunte su un rosario contornate di peli e con le unghie laccate di rosa. «Puro scandalismo», commentano le fonti vaticane disposte a parlare del caso in forma anonima, affermando la mancanza di elementi sufficienti per essere sicuri che si sia trattato di veri sacerdoti, e osservando che potrebbe trattarsi di uno dei tanti «serpenti marini» inventati per i bagnanti sotto l’ombrellone.
Il cronista dell'inchiesta, entrato nel giro con l’ausilio di un amico gay, ammette che al primo incontro, avvenuto il 2 luglio ad una festa omosessuale in un locale del quartiere popolare romano di Testaccio, ha temuto di essere capitato «in mano a gente in malafede o a dei mitomani». Il seguito dell’indagine sembra però averlo convinto del contrario, avendo riconosciuto alcuni uomini, incontrati nell’ambiente gay romano, mentre dicevano messa in chiesa. Intanto per l’Arcigay l’inchiesta, che a dire di alcuni suoi dirigenti rivela verità già note nell’ambiente grazie a un nutrito catalogo di chat e servizi di sms, ridà forza alle accuse di «omofobia» rivolte alla Chiesa. «Ci sono tanti sacerdoti omosessuali, ma questo non fa di loro dei cattivi preti», afferma Luca Trentini, segretario nazionale di Arcigay, anche se questa non è l’opinione del Vaticano che, da sempre contrario, almeno a parole, alle inclinazioni omosessuali, negli ultimi anni ha sancito a più riprese che le porte di seminari e ordini religiosi non possono essere aperte ai gay.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201007articoli/56982girata.asp
lunedì 3 maggio 2010
MACERATA. FIRME CONTRO I SERMONI SUI GAY
MACERATA. FIRME CONTRO I SERMONI SUI GAY
Nel mirino dei parrocchiani le prediche di padre Alberto su omosessuali e divorziati
sabato 01 maggio 2010 , di Corriere Adriatico
Montefano Polemica religiosa a Montefano. Protagoniste due chiese cittadine: la collegiata di San Donato, che vanta il titolo di parrocchia, e la chiesa dei Servi di Maria, che ospita il Centro studi biblici Vannucci. Qualcuno in città punta il dito contro le prediche che il direttore del Centro studi biblici, padre Alberto Maggi, fa dal pulpito della chiesa, sui media nazionali e sul sito Web del Centro studi (che ha una media di contatti giornalieri da record). Le contestazioni sono legate agli interventi di padre Maggi, definiti "fuorvianti". In particolare per quanto riguarda la presa di posizione di padre Alberto sul tema dell'omosessualità, durante una diretta di Rai News 24. "Ho semplicemente detto dice padre Alberto - che gli omosessuali, un tempo criminalizzati, poi definiti malati e oggi diversi, dovrebbero ricevere un altro tipo di attenzione da parte della Chiesa, in quanto creature di questo mondo". Dichiarazioni che hanno scatenato polemiche e dure prese di posizione da parte di qualche fedele.
La contestazione si è poi diretta verso alcune prediche in cui sono state criticate le gerarchie della Chiesa e verso le recenti considerazioni apparse sul Web, sul tema del divorzio. "La Chiesa - continua padre Alberto - perdona i criminali che commettono omicidi ma non chi è divorziato. A loro è vietata l'Eucarestia".
Il centro studi Vannucci di Montefano in questi ultimi mesi ha fatto registrare un boom di presenze: dalle seicento alle settecento al mese. Pellegrini provenienti da tutta Europa, con tanto di pullman e viaggi organizzati. "Tutto questo come si spiega? - dice padre Alberto- . Forse non è poi così sbagliato il messaggio che diffondiamo e che dà speranza a tanta gente che arriva qui. Forse a qualcuno questo da fastidio e si organizzano contestazioni che comunque non ci toccano minimamente".
Intanto a Montefano è in corso una raccolta firme contro il Centro studi, da inviare alla diocesi di Macerata. "E' una contestazione rivolta alla strana catechesi attuata dal Centro - dicono i promotori - senza nessuna preclusione o accuse verso le singole persone e con tutto il rispetto per un'istituzione, quella dei Servi di Maria, presente da secoli a Montefano, con tradizioni religiose fortemente radicate nel territorio". Polemiche che non finiranno qui. "Siamo pronti a tutto - replica padre Alberto - per dimostrare che i nostri punti di riferimento sono solo la Bibbia e il Vangelo".
Giovanni Fermani,
http://www.gaynews.it/view.php?ID=84600
Nel mirino dei parrocchiani le prediche di padre Alberto su omosessuali e divorziati
sabato 01 maggio 2010 , di Corriere Adriatico
Montefano Polemica religiosa a Montefano. Protagoniste due chiese cittadine: la collegiata di San Donato, che vanta il titolo di parrocchia, e la chiesa dei Servi di Maria, che ospita il Centro studi biblici Vannucci. Qualcuno in città punta il dito contro le prediche che il direttore del Centro studi biblici, padre Alberto Maggi, fa dal pulpito della chiesa, sui media nazionali e sul sito Web del Centro studi (che ha una media di contatti giornalieri da record). Le contestazioni sono legate agli interventi di padre Maggi, definiti "fuorvianti". In particolare per quanto riguarda la presa di posizione di padre Alberto sul tema dell'omosessualità, durante una diretta di Rai News 24. "Ho semplicemente detto dice padre Alberto - che gli omosessuali, un tempo criminalizzati, poi definiti malati e oggi diversi, dovrebbero ricevere un altro tipo di attenzione da parte della Chiesa, in quanto creature di questo mondo". Dichiarazioni che hanno scatenato polemiche e dure prese di posizione da parte di qualche fedele.
La contestazione si è poi diretta verso alcune prediche in cui sono state criticate le gerarchie della Chiesa e verso le recenti considerazioni apparse sul Web, sul tema del divorzio. "La Chiesa - continua padre Alberto - perdona i criminali che commettono omicidi ma non chi è divorziato. A loro è vietata l'Eucarestia".
Il centro studi Vannucci di Montefano in questi ultimi mesi ha fatto registrare un boom di presenze: dalle seicento alle settecento al mese. Pellegrini provenienti da tutta Europa, con tanto di pullman e viaggi organizzati. "Tutto questo come si spiega? - dice padre Alberto- . Forse non è poi così sbagliato il messaggio che diffondiamo e che dà speranza a tanta gente che arriva qui. Forse a qualcuno questo da fastidio e si organizzano contestazioni che comunque non ci toccano minimamente".
Intanto a Montefano è in corso una raccolta firme contro il Centro studi, da inviare alla diocesi di Macerata. "E' una contestazione rivolta alla strana catechesi attuata dal Centro - dicono i promotori - senza nessuna preclusione o accuse verso le singole persone e con tutto il rispetto per un'istituzione, quella dei Servi di Maria, presente da secoli a Montefano, con tradizioni religiose fortemente radicate nel territorio". Polemiche che non finiranno qui. "Siamo pronti a tutto - replica padre Alberto - per dimostrare che i nostri punti di riferimento sono solo la Bibbia e il Vangelo".
Giovanni Fermani,
http://www.gaynews.it/view.php?ID=84600
giovedì 26 novembre 2009
IN SCENA PRESSO L'AUDITORIUM SAN DOMENICO UN OPERA MOLTEO BLASFEMA-AMORE GAY VERSO GESU'
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IN SCENA PRESSO L'AUDITORIUM SAN DOMENICO UN OPERA MOLTO BLASFEMA-AMORE GAY VERSO GESU'
04 novembre 2009
In scena “Lettera d’amore per uno sconosciuto” di Orazio Panunzio
Convincono Alessia Garofalo, Andrea la Forgia, Elio Colasanto e Mariel Corrieri
di Corrado Altomare
“Io non so cosa succeda ai sentimenti dopo la morte, ma sono sicuro che il mio amore durerà nell’eternità e brucerà l’alito gelido della morte”, queste sono parole dello scrittore molfettese Orazio Panunzio scritte in una delle sue ultime opere “Lettera d’amore per uno sconosciuto”, in cui si evidenzia la religiosità e l’attaccamento alla sua città natale. L’opera è stata portata in scena da una emergente compagnia teatrale “Fuori scena” presso l'Auditorium San Domenico.
Nell’opera Panunzio parla di un giovane ventenne che nella notte tra il giovedì e il venerdì santo si innamora di Gesù e ripensando, nei giorni successivi a quel volto decide di scrivere una lettera d’amore per uno sconosciuto, perché lui non hai mai visto e né conosce Cristo, ma si è innamorato di quell’uomo che è stato torturato e ha subito ingiustamente una pena capitale.
Per cinquanta anni l’uomo cercherà di scrivere la lettera, senza mai riuscirci, per cinquanta anni l’uomo ogni giovedì santo rivedrà quel volto e ogni anno di Pasqua in Pasqua il suo amore si rafforza, occupando ogni spazio della sua esistenza, priva di qualsiasi altro sogno.
Il tema affrontato da Panunzio nella “Lettera d’amore per uno sconosciuto” non è facile da rappresentare, in quanto si tratta di un opera contrassegnata da passioni e sentimenti molto forti al limite del blasfemo e del sacrilego, comunque i due attori, che hanno rappresentato l’animo dell’innamorato sono riusciti a far comprendere allo spettatore la complessità dell’opera e il profondo sentimento di amore del giovane per uno sconosciuto.
Una scommessa vinta quella del collettivo “Fuori scena” con Alessia Garofalo, Andrea la Forgia, Elio Colasanto e Mariel Corrieri, che hanno convinto e avvinto il pubblico con la loro performance con un testo come quello di Orazio Panunzio di non facile lettura, che loro hanno portato in scena con estrema bravura e maestria.
http://www.molfettalive.it/news/news.aspx?idnews=10450
IL SITO PARROCCHIA SAN DOMENICO - MOLFETTA
Via San Domenico tel/fax 0803355000
http://www.parrocchiasandomenico.it/new2/
mercoledì 4 novembre 2009
Ti amo, Gesù Morto: il Collettivo Fuori Scena sul palco con un'opera di Orazio Panunzio "Lettera d'amore ad uno Sconosciuto" portata in scena, domenica sera, nell' Auditorium San Domenico
MOLFETTA - E’ una storia d’amore l’opera prima del Collettivo Fuori Scena (Alessia Garofalo, Andrea la Forgia, Elio Colasanto e Mariel Corrieri).
Un amore sicuramente anticonvenzionale, puro in origine, poi un po’ perso, insozzato, segnato dal tempo e dai tempi, avvertito continuamente, ma convulsamente degenerato. Ma di amore si tratta, e il titolo stesso non fa nulla per nasconderlo: “Lettera d’Amore ad uno Sconosciuto" è un testo inedito, dello scomparso scrittore molfettese Orazio Panunzio, messo a disposizione da parte della famiglia ad un gruppo teatrale giovanissimo, che in quanto tale sembra possedere la scintilla.
La scintilla che fa durare la stasi iniziale solo pochi attimi, che fa scordare la dolcezza del risveglio presi dall’ansia del vivere, che rompe ritmi scenici e vasi in terracotta senza preavviso. E’ la storia di un amore.
Sicuramente anticonvenzionale. Altrettanto sicuramente denso di una poesia e rispondente ad una idea sospesa tra classico e moderno, tra il bianco del candore iniziale e il rosso sangue di un compromesso di sopravvivenza. Un giovane, sembra ormai tanto tempo fa, si innamora, semplicemente ma passionalmente e tutt’altro che platonicamente, della Statua di Cristo Morto, nella notte del venerdì santo, nei vicoli di Molfetta. Il pianoforte che accompagna la nascita di questo amore rende la marcia funebre meno greve ma non meno grave.
E’ un amore puro, incantato, appassionato e pieno. Non durerà questa purezza.
E’ la storia di un amore corrisposto. Perché è anche quel ceppo di legno, trasformato in statua, ad innamorarsi, dall’alto, della città, della gente che vede nella penombra ai suoi piedi. E’ un amore a prima vista, che cresce con il passare degli anni, ammetterà Cristo Morto. Non durerà la purezza, ma durerà, in un modo o nell’altro, questo amore. Un amore da far perdere la testa ad una statua piena di santità, ma che in maniera quasi sacrilega finisce per perdere l’identità, per scordarsi quella santità per vivere l’amore terreno e carnale con l’ uomo. Con l’Uomo.
Durerà, in un modo o nell’altro, questo amore, tra muraglioni stracolmi e vocianti, tra vuoti a perdere abbandonati per le strade, tra l’illuminazione pubblica che, sessant’anni dopo, non vuol saperne di spegnersi quando passa la processione. Lettera d’Amore ad uno Sconosciuto è uno scritto di rara pienezza, e che sconosciuto sia rimasto, ai più, per tanto tempo, è un handicap forse finalmente colmato, per una città amata da Panunzio, che, si dice nella nota introduttiva, “ha trasformato la sua cittadina nel suo personaggio”.
Pieno di rosso-passione, rosso-sangue, rosso-virginale menarca, non c’è solo il giovane, interpretato da Elio Colasanto, innamorato del Gesù Cristo ancora sotto le lenzuola, con le fattezze di Andrea La Forgia. C’è un’intera città: o almeno, è bello poterla pensare così.
Per questo, anche per questo, riportare in scena questo amore (primo amore, e non si scorda mai) magari a ridosso della Settimana Santa, quando ci sarà da far capire ad altri, giovani vergini dei nostri tempi che forse quella notte del venerdì c’è altro, oltre a un’occasione per tirar tardi e bere in compagnia (che l’amore magari cambia, ma non si distrugge) non è un suggerimento. E’ un dovere.
Vincenzo Azzollini
http://www.quindici-molfetta.it/News.aspx?Id_News=17197
Centro Culturale Auditorium - ORAZIO PANUNZIO, UN UOMO, UNA CITTA' UN UNICO AMORE
Fonte: ASSOCIAZIONE 01-NOV-09
Il Centro Culturale Auditorium, sito in Molfetta via San Rocco, prosegue nella rassegna culturale di questo autunno.
Prossimo appuntamento, domenica 1 novembre 2009 ore 19, presso l'Auditorium S.Domenico
ORAZIO PANUNZIO
"Un uomo, una città, un unico amore"
a cura del Collettivo Fuori Scena
Voci recitanti e regia:
Andrea La forgia e Elio Colasanto
Al Pianoforte:
Francesco Giancaspro
http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/bd_edit_app_dioc.edit_appuntamento?p_id=935721
04 novembre 2009
In scena “Lettera d’amore per uno sconosciuto” di Orazio Panunzio
Convincono Alessia Garofalo, Andrea la Forgia, Elio Colasanto e Mariel Corrieri
di Corrado Altomare
“Io non so cosa succeda ai sentimenti dopo la morte, ma sono sicuro che il mio amore durerà nell’eternità e brucerà l’alito gelido della morte”, queste sono parole dello scrittore molfettese Orazio Panunzio scritte in una delle sue ultime opere “Lettera d’amore per uno sconosciuto”, in cui si evidenzia la religiosità e l’attaccamento alla sua città natale. L’opera è stata portata in scena da una emergente compagnia teatrale “Fuori scena” presso l'Auditorium San Domenico.
Nell’opera Panunzio parla di un giovane ventenne che nella notte tra il giovedì e il venerdì santo si innamora di Gesù e ripensando, nei giorni successivi a quel volto decide di scrivere una lettera d’amore per uno sconosciuto, perché lui non hai mai visto e né conosce Cristo, ma si è innamorato di quell’uomo che è stato torturato e ha subito ingiustamente una pena capitale.
Per cinquanta anni l’uomo cercherà di scrivere la lettera, senza mai riuscirci, per cinquanta anni l’uomo ogni giovedì santo rivedrà quel volto e ogni anno di Pasqua in Pasqua il suo amore si rafforza, occupando ogni spazio della sua esistenza, priva di qualsiasi altro sogno.
Il tema affrontato da Panunzio nella “Lettera d’amore per uno sconosciuto” non è facile da rappresentare, in quanto si tratta di un opera contrassegnata da passioni e sentimenti molto forti al limite del blasfemo e del sacrilego, comunque i due attori, che hanno rappresentato l’animo dell’innamorato sono riusciti a far comprendere allo spettatore la complessità dell’opera e il profondo sentimento di amore del giovane per uno sconosciuto.
Una scommessa vinta quella del collettivo “Fuori scena” con Alessia Garofalo, Andrea la Forgia, Elio Colasanto e Mariel Corrieri, che hanno convinto e avvinto il pubblico con la loro performance con un testo come quello di Orazio Panunzio di non facile lettura, che loro hanno portato in scena con estrema bravura e maestria.
GUARDA LE IMMAGINI
http://www.molfettalive.it/news/news.aspx?idnews=10450
mercoledì 3 dicembre 2008
Vescovo lancia crociata gay
12/11/2008
Vescovo lancia crociata gay
E' Gene Robinson, episcopaliano statunitense, che ha condotto un ritiro segreto con 75 preti gay cattolici per promuovere i diritti della cultura omosessuale nella Chiesa cattolica
“Catholic Online”, un sito particolarmente seguito negli Stati Uniti, pubblica questo articolo, che vi offriamo nella nostra traduzione, e che è rappresentativo di come alcuni temi siano avvertiti con particolare forza e provochino, naturalmente, controversia, proprio mentre la Congregazione per la Dottrina della fede conferma la volontà di non permettere l’accesso agli ordini sacri di persone omosessuali. Ecco il testo:
“Per anni, il vescovo episcopaliano apertamente attivista omosessuale Gene Robinson non si è accontentato di informare il mondo intero delle sue pratiche omosessuali. Invece ha cercato di condurre una crociata all’interno della sua stessa comunità cristiana per cambiare l’insegnamento della cristianità vecchio di duemila anni. Il vescovo ha posto la Chiesa Episcopaliana e l’intera Comunione Anglicana nello stato di turbolenza attuale quando fu consacrato all’episcopato nel 2003 come un omosessuale apertamente attivo. Non ha assunto il celibato, ma ha continuato a vivere il suo rapporto omosessuale. Fra le molte azioni apertamente intese a promuovere la sua eresia e la sua chiara agenda, è andato alla televisione nazionale e ha annunciato i suoi piani di ottenere un’Unione Civile con il suo partner maschio. Ha annunciato con fierezza: “Voglio essere una sposa di giugno”. ….Nell’intervista televisiva si è dipinto come un nuovo genere di “martire”. Con condiscendenza ha definito i fedeli cristiani ortodossi che si oppongono alla sua relazione omosessuale attiva – così come ai suoi appelli allo stato e alla chiesa di dare equivalenza legale e morale alle relazioni omosessuali e ai matrimoni eterosessuali – come non illuminati, bigotti e discriminatori. Il vescovo predica quello da cui San Paolo, nella lettera ai Galati, metteva in guardi, come “un altro Vangelo”. Sostiene di seguire lo Spirito Santo nel chiedere una revisione radicale dell’ortodossia cristiana…. E’ entrato pubblicamente in un’Unione Civile con il suo partner maschile, Mark Andrei, in una cerimonia privata condotta da un Giudice di Pace il 7 giugno 2008. E subito l’ha resa pubblica con una campagna stampa….E’ anche autore di un libro che crede sia una specie di “manifesto” per un nuovo ordine, “Nell’occhio della tempesta”. Ora il vescovo Robinson vuole fare della chiesa cattolica il nuovo campo di missione per la sua crociata. Dalla notizia data dall’Associated Press e confermata da numerose fonti di agenzia e di stampa, si è venuto a spaere che il vescovo Robinson ha guidato un “ritiro confidenziale” di 75 preti cattolici romani nel 2005, che ha incoraggiato a dissentire apertamente dall’insegnamento della loro chiesa e a rinnegare apertamente il loro impegno al celibato. La sue intenzione sembra essere quella di promuovere la sua rivoluzione di stile libertino nella chiesa cattolica. Il “ritiro” è avvenuto senza approvazione da parte di nessun vescovo o superiore di ordine religioso per gli uomini che vi hanno preso parte. Fra le molte istruzioni e suggerimenti che ha dato ai sacerdoti presenti c’era questo: ‘E’ troppo pericoloso per voi andare allo scoperto come gay davanti ai vostri superiori, ma credo che se lavorate per l’ordinazione delle donne nella vostra chiesa, farete un bel pezzo di strada per aprire la porta verso l’accettazione di sacerdoti gay’”.
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=174&ID_sezione=396&sezione=
Vescovo lancia crociata gay
E' Gene Robinson, episcopaliano statunitense, che ha condotto un ritiro segreto con 75 preti gay cattolici per promuovere i diritti della cultura omosessuale nella Chiesa cattolica
“Catholic Online”, un sito particolarmente seguito negli Stati Uniti, pubblica questo articolo, che vi offriamo nella nostra traduzione, e che è rappresentativo di come alcuni temi siano avvertiti con particolare forza e provochino, naturalmente, controversia, proprio mentre la Congregazione per la Dottrina della fede conferma la volontà di non permettere l’accesso agli ordini sacri di persone omosessuali. Ecco il testo:
“Per anni, il vescovo episcopaliano apertamente attivista omosessuale Gene Robinson non si è accontentato di informare il mondo intero delle sue pratiche omosessuali. Invece ha cercato di condurre una crociata all’interno della sua stessa comunità cristiana per cambiare l’insegnamento della cristianità vecchio di duemila anni. Il vescovo ha posto la Chiesa Episcopaliana e l’intera Comunione Anglicana nello stato di turbolenza attuale quando fu consacrato all’episcopato nel 2003 come un omosessuale apertamente attivo. Non ha assunto il celibato, ma ha continuato a vivere il suo rapporto omosessuale. Fra le molte azioni apertamente intese a promuovere la sua eresia e la sua chiara agenda, è andato alla televisione nazionale e ha annunciato i suoi piani di ottenere un’Unione Civile con il suo partner maschio. Ha annunciato con fierezza: “Voglio essere una sposa di giugno”. ….Nell’intervista televisiva si è dipinto come un nuovo genere di “martire”. Con condiscendenza ha definito i fedeli cristiani ortodossi che si oppongono alla sua relazione omosessuale attiva – così come ai suoi appelli allo stato e alla chiesa di dare equivalenza legale e morale alle relazioni omosessuali e ai matrimoni eterosessuali – come non illuminati, bigotti e discriminatori. Il vescovo predica quello da cui San Paolo, nella lettera ai Galati, metteva in guardi, come “un altro Vangelo”. Sostiene di seguire lo Spirito Santo nel chiedere una revisione radicale dell’ortodossia cristiana…. E’ entrato pubblicamente in un’Unione Civile con il suo partner maschile, Mark Andrei, in una cerimonia privata condotta da un Giudice di Pace il 7 giugno 2008. E subito l’ha resa pubblica con una campagna stampa….E’ anche autore di un libro che crede sia una specie di “manifesto” per un nuovo ordine, “Nell’occhio della tempesta”. Ora il vescovo Robinson vuole fare della chiesa cattolica il nuovo campo di missione per la sua crociata. Dalla notizia data dall’Associated Press e confermata da numerose fonti di agenzia e di stampa, si è venuto a spaere che il vescovo Robinson ha guidato un “ritiro confidenziale” di 75 preti cattolici romani nel 2005, che ha incoraggiato a dissentire apertamente dall’insegnamento della loro chiesa e a rinnegare apertamente il loro impegno al celibato. La sue intenzione sembra essere quella di promuovere la sua rivoluzione di stile libertino nella chiesa cattolica. Il “ritiro” è avvenuto senza approvazione da parte di nessun vescovo o superiore di ordine religioso per gli uomini che vi hanno preso parte. Fra le molte istruzioni e suggerimenti che ha dato ai sacerdoti presenti c’era questo: ‘E’ troppo pericoloso per voi andare allo scoperto come gay davanti ai vostri superiori, ma credo che se lavorate per l’ordinazione delle donne nella vostra chiesa, farete un bel pezzo di strada per aprire la porta verso l’accettazione di sacerdoti gay’”.
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=174&ID_sezione=396&sezione=
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