LEGGO.IT
ABUSI, CARDINALE: "NOMINAI
PARROCO UN PEDOFILO"
Venerdì 11 Febbraio 2011 - 18:59
UTRECHT - Non sembrano avere fine le rivelazioni sugli abusi su minori coperti a una tonaca. Il cardinale olandese Ad Simonis ha ammesso di aver nominato parroco della città di Amersfoort un prete che aveva precedenti penali per pedofilia. Al momento della nomina, nel 1991, ha affermato il cardinale in un documento citato dai media olandesi, l'arcivescovado di Utrecht, responsabile anche della parrocchia di Amersfort, era a conoscenza del passato del prete. L'anno prima il sacerdote era stato condannato a tre mesi di prigione per aver abusato di tre adolescenti di 14 anni. Il cardinale, arcivescovo di Utrecht fino al 2007, al momento della scelta non aveva fatto menzione ai parrocchiani del passato del prete, ma secondo il prelato «non c'è stato il minimo segnale che il sacerdote abbia poi ricominciato ad abusare dei bambini».
http://www.leggo.it/articolo.php?id=106091
ARTICOLI RIGUARDO ABUSI DENTRO LA CHIESA CATTOLICA
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sabato 12 febbraio 2011
lunedì 2 agosto 2010
ARRESTATO DON DOMENICO PEZZINI PER PEDOFILIA
Pedofilia, arrestato prete a Lodi
25/5/2010
Presunti abusi su 13enne
Un altro episodio di pedofilia che scuote il mondo ecclesiastico milanese. Domenico Pezzini, un sacerdote di 73 anni della Diocesi di Lodi, è stato arrestato con l'accusa di pedofilia. Il prete avrebbe avuto rapporti sessuali con un ragazzino straniero che all'epoca degli abusi aveva 13 anni (ora la presunta vittima ne ha 16). Nel corso di una perquisizione in casa sua, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico.
Don Pezzini è stato arrestato lunedì ma la notizia è stata diffusa soltanto martedì sera. Il parroco inizialmente avrebbe aiutato economicamente il giovane a studiare ma, una volta che l'adolescente è stato portato in una comunità, agli educatori che lo vedevano inquieto ha cominciato a raccontare i presunti abusi. Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale.
Sin dagli anni '80 anima, infatti, gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all'omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Questi gruppi, diffusi in diverse città d'Italia, dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.
Don Pezzini è uno dei fondatori del primo gruppo detto "Gruppo del Guado", nato nel 1980 da un'esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Fonda nel 1986 "La Fonte" che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un'integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. Non ha alcun incarico dalla Diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi, risiede nel capoluogo lombardo.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482504.shtml
25/5/2010
Presunti abusi su 13enne
Un altro episodio di pedofilia che scuote il mondo ecclesiastico milanese. Domenico Pezzini, un sacerdote di 73 anni della Diocesi di Lodi, è stato arrestato con l'accusa di pedofilia. Il prete avrebbe avuto rapporti sessuali con un ragazzino straniero che all'epoca degli abusi aveva 13 anni (ora la presunta vittima ne ha 16). Nel corso di una perquisizione in casa sua, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico.
Don Pezzini è stato arrestato lunedì ma la notizia è stata diffusa soltanto martedì sera. Il parroco inizialmente avrebbe aiutato economicamente il giovane a studiare ma, una volta che l'adolescente è stato portato in una comunità, agli educatori che lo vedevano inquieto ha cominciato a raccontare i presunti abusi. Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale.
Sin dagli anni '80 anima, infatti, gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all'omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Questi gruppi, diffusi in diverse città d'Italia, dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.
Don Pezzini è uno dei fondatori del primo gruppo detto "Gruppo del Guado", nato nel 1980 da un'esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Fonda nel 1986 "La Fonte" che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un'integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. Non ha alcun incarico dalla Diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi, risiede nel capoluogo lombardo.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482504.shtml
mercoledì 26 maggio 2010
Pedofilia: arrestato sacerdote nel milanese
Pedofilia: arrestato sacerdote nel milanese
L'uomo, di 73 anni, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino
25 maggio, 20:57
MILANO, 25 MAG - Un sacerdote di 73 anni della Diocesi di Lodi, Domenico Pezzini è stato arrestato con l'accusa di pedofilia. Il sacerdote, arrestato ieri (ma la notizia si è appresa solo oggi) dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino che all'epoca degli abusi aveva 13 anni (ora la presunta vittima ne ha 16). Nel corso di una perquisizione in casa sua, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/05/25/visualizza_new.html_1816021105.html
L'uomo, di 73 anni, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino
25 maggio, 20:57
MILANO, 25 MAG - Un sacerdote di 73 anni della Diocesi di Lodi, Domenico Pezzini è stato arrestato con l'accusa di pedofilia. Il sacerdote, arrestato ieri (ma la notizia si è appresa solo oggi) dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino che all'epoca degli abusi aveva 13 anni (ora la presunta vittima ne ha 16). Nel corso di una perquisizione in casa sua, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/05/25/visualizza_new.html_1816021105.html
venerdì 2 aprile 2010
Pedofilia, la denuncia del padre di una bambina:"Un prete molestò mia figlia: lo hanno coperto"
il Giornale.it
articolo di venerdì 02 aprile 2010
Pedofilia, la denuncia del padre di una bambina:
"Un prete molestò mia figlia: lo hanno coperto"
di Luca Fazzo
Dopo le rivelazioni del magistrato milanese Forno sui casi nascosti in Italia, il racconto choc: "Aveva 7 anni quando il prete le mise le mani addosso. Dopo la denuncia i salesiani mi hanno isolato ". Ma non è il matrimonio a guarire i preti malati
«Vuole sapere quale fu la reazione dei salesiani quando denunciai il prete che aveva messo le mani addosso a mia figlia? Fu una reazione molto semplice. Mi dissero: lei non doveva andare dai giudici, doveva venire da noi, adesso si arrangi. E da quel giorno mi hanno fatto terra bruciata intorno». Il signor G. è il padre di una bambina di dieci anni. Ne aveva sette quando raccontò alla nonna cosa era successo in oratorio, dopo che don Marco l’aveva presa in braccio. Oggi don Marco è sotto processo a Milano per violenza sessuale: l’altro ieri un’altra udienza, la prossima il 21 aprile, la sentenza in maggio. Ma più della passione morbosa di un vecchio prete per una ragazzina, la storia che racconta il signor G. parla di qualcosa di ancora più sconcertante, che è la reazione delle gerarchie ecclesiastiche alla sua denuncia. È un racconto che fa capire a cosa si riferiva Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, quando nell’intervista al Giornale di ieri accusava i vescovi di coprire quanto accade nelle loro diocesi «per paura dello scandalo». «Da loro - affermava il magistrato - non mi è mai arrivata una sola denuncia, eppure sanno molte cose più di noi».
Apriti cielo. Eppure, a parlare con il signor G. si direbbe che Forno sia stato fin troppo cauto. Perché in questo caso i superiori del prete sotto accusa non si sono limitati a insabbiare. Hanno reagito ribaltando le parti, trasformando la vittima in colpevole, isolando lei e la sua famiglia, fino a costringerli a lasciare la cittadina alle porte di Milano dove tutto è accaduto.
«Prima di allora, io con i salesiani avevo sempre avuto un buon rapporto. Con me erano stati generosi, mi avevano aiutato quando ero in difficoltà. Ero un “mammo”, un padre single con due figli, e faticavo ad arrivare a fine mese. Dopo la mia denuncia è cambiato tutto. Ci hanno chiuso le porte dell’oratorio. Hanno impedito ai miei figli di fare la comunione e la cresima. Hanno rifiutato la loro iscrizione ai campi estivi. Hanno detto in giro che mia figlia si era inventata tutto perché io volevo estorcere del denaro alla chiesa. Ma quale padre al mondo costringe la figlia a inventarsi un racconto così?». E riferisce il racconto della figlia. Un racconto orribile, ripetuto più volte dalla piccola agli psicologi che non hanno trovato in lei contraddizioni né indizi di menzogna.
«Eppure io ho aspettato tre mesi prima di sporgere denuncia. Ero andato dal parroco, e lui mi disse: “Caspita, cosa mi dici, eravamo già in preallarme perché altre mamme si erano lamentate di don Marco, adesso chiamiamo subito l’ispettore e vediamo il da farsi, tu intanto sta zitto e non perdere la calma”. Sembrava sinceramente deciso a fare qualcosa. Poi arrivò l’ispettore dei salesiani. Non volle mai incontrarmi, e lì cominciai a capire che la musica era cambiata».
Dopo tre mesi senza che accadesse nulla, il signor G. si decise a sporgere denuncia. E da quel momento, racconta, cominciò intorno a lui l’operazione terra bruciata. «Mi aizzarono contro gli altri parrocchiani. Ordinarono a tutti di chiudermi le porte in faccia. Mi trovai di fronte ad un’organizzazione, quella dei salesiani, che ha nell’obbedienza assoluta una delle sue regole. Ma nel frattempo le indagini andavano avanti. La Procura mise sotto controllo un po’ di telefoni. Oggi quelle intercettazioni sono agli atti del processo, e raccontano bene come e perché si cercò di insabbiare tutto. Il parroco di Arese, quello che doveva vigilare su don Marco, viene ascoltato mentre fa sesso al telefono. L’ispettore capo viene intercettato mentre ordina a tutti le versioni da fornire agli inquirenti, per addomesticare le indagini. Una mafia. E tutto per nascondere la verità, perché non si scoprisse che c’erano due preti pedofili che dietro lo schermo di una onlus e dietro il nobile scopo delle adozioni a distanza violentavano i bambini. Che c’era un prete che si faceva mandare i bambini di due anni dicendo “portami quel negretto”».
Don Marco, va detto, ha negato tutto. E ancora l’altro ieri, in aula, in tribunale, tra le lacrime ha giurato di «non avere mai fatto niente di male». «Peccato - dice il signor G. - che abbia mentito durante tutte le indagini. Quando io sporsi la denuncia lui per sostenere che mi ero inventato tutto disse che mia figlia non l’aveva mai vista, che non era mai stata nel suo ufficio, e soprattutto che non c’era mai stata da sola. Solo adesso, in aula, ha ammesso che mia figlia è stata lì, da lui, senza nessun altro, e che l’ha presa in braccio. Ma per i salesiani io continuo ad essere quello che si è inventato tutto. D’altronde mi avevano avvisato: “Se sporge denuncia, stia sicuro che gliela faremo pagare cara”».
http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia_padre_bimba_denuncia_un_prete_molesto_lhanno_coperto/02-04-2010/articolo-id=434331-page=0-comments=1
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articolo di venerdì 02 aprile 2010
Pedofilia, la denuncia del padre di una bambina:
"Un prete molestò mia figlia: lo hanno coperto"
di Luca Fazzo
Dopo le rivelazioni del magistrato milanese Forno sui casi nascosti in Italia, il racconto choc: "Aveva 7 anni quando il prete le mise le mani addosso. Dopo la denuncia i salesiani mi hanno isolato ". Ma non è il matrimonio a guarire i preti malati
«Vuole sapere quale fu la reazione dei salesiani quando denunciai il prete che aveva messo le mani addosso a mia figlia? Fu una reazione molto semplice. Mi dissero: lei non doveva andare dai giudici, doveva venire da noi, adesso si arrangi. E da quel giorno mi hanno fatto terra bruciata intorno». Il signor G. è il padre di una bambina di dieci anni. Ne aveva sette quando raccontò alla nonna cosa era successo in oratorio, dopo che don Marco l’aveva presa in braccio. Oggi don Marco è sotto processo a Milano per violenza sessuale: l’altro ieri un’altra udienza, la prossima il 21 aprile, la sentenza in maggio. Ma più della passione morbosa di un vecchio prete per una ragazzina, la storia che racconta il signor G. parla di qualcosa di ancora più sconcertante, che è la reazione delle gerarchie ecclesiastiche alla sua denuncia. È un racconto che fa capire a cosa si riferiva Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, quando nell’intervista al Giornale di ieri accusava i vescovi di coprire quanto accade nelle loro diocesi «per paura dello scandalo». «Da loro - affermava il magistrato - non mi è mai arrivata una sola denuncia, eppure sanno molte cose più di noi».
Apriti cielo. Eppure, a parlare con il signor G. si direbbe che Forno sia stato fin troppo cauto. Perché in questo caso i superiori del prete sotto accusa non si sono limitati a insabbiare. Hanno reagito ribaltando le parti, trasformando la vittima in colpevole, isolando lei e la sua famiglia, fino a costringerli a lasciare la cittadina alle porte di Milano dove tutto è accaduto.
«Prima di allora, io con i salesiani avevo sempre avuto un buon rapporto. Con me erano stati generosi, mi avevano aiutato quando ero in difficoltà. Ero un “mammo”, un padre single con due figli, e faticavo ad arrivare a fine mese. Dopo la mia denuncia è cambiato tutto. Ci hanno chiuso le porte dell’oratorio. Hanno impedito ai miei figli di fare la comunione e la cresima. Hanno rifiutato la loro iscrizione ai campi estivi. Hanno detto in giro che mia figlia si era inventata tutto perché io volevo estorcere del denaro alla chiesa. Ma quale padre al mondo costringe la figlia a inventarsi un racconto così?». E riferisce il racconto della figlia. Un racconto orribile, ripetuto più volte dalla piccola agli psicologi che non hanno trovato in lei contraddizioni né indizi di menzogna.
«Eppure io ho aspettato tre mesi prima di sporgere denuncia. Ero andato dal parroco, e lui mi disse: “Caspita, cosa mi dici, eravamo già in preallarme perché altre mamme si erano lamentate di don Marco, adesso chiamiamo subito l’ispettore e vediamo il da farsi, tu intanto sta zitto e non perdere la calma”. Sembrava sinceramente deciso a fare qualcosa. Poi arrivò l’ispettore dei salesiani. Non volle mai incontrarmi, e lì cominciai a capire che la musica era cambiata».
Dopo tre mesi senza che accadesse nulla, il signor G. si decise a sporgere denuncia. E da quel momento, racconta, cominciò intorno a lui l’operazione terra bruciata. «Mi aizzarono contro gli altri parrocchiani. Ordinarono a tutti di chiudermi le porte in faccia. Mi trovai di fronte ad un’organizzazione, quella dei salesiani, che ha nell’obbedienza assoluta una delle sue regole. Ma nel frattempo le indagini andavano avanti. La Procura mise sotto controllo un po’ di telefoni. Oggi quelle intercettazioni sono agli atti del processo, e raccontano bene come e perché si cercò di insabbiare tutto. Il parroco di Arese, quello che doveva vigilare su don Marco, viene ascoltato mentre fa sesso al telefono. L’ispettore capo viene intercettato mentre ordina a tutti le versioni da fornire agli inquirenti, per addomesticare le indagini. Una mafia. E tutto per nascondere la verità, perché non si scoprisse che c’erano due preti pedofili che dietro lo schermo di una onlus e dietro il nobile scopo delle adozioni a distanza violentavano i bambini. Che c’era un prete che si faceva mandare i bambini di due anni dicendo “portami quel negretto”».
Don Marco, va detto, ha negato tutto. E ancora l’altro ieri, in aula, in tribunale, tra le lacrime ha giurato di «non avere mai fatto niente di male». «Peccato - dice il signor G. - che abbia mentito durante tutte le indagini. Quando io sporsi la denuncia lui per sostenere che mi ero inventato tutto disse che mia figlia non l’aveva mai vista, che non era mai stata nel suo ufficio, e soprattutto che non c’era mai stata da sola. Solo adesso, in aula, ha ammesso che mia figlia è stata lì, da lui, senza nessun altro, e che l’ha presa in braccio. Ma per i salesiani io continuo ad essere quello che si è inventato tutto. D’altronde mi avevano avvisato: “Se sporge denuncia, stia sicuro che gliela faremo pagare cara”».
http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia_padre_bimba_denuncia_un_prete_molesto_lhanno_coperto/02-04-2010/articolo-id=434331-page=0-comments=1
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venerdì 26 marzo 2010
Nyt:"Papa sapeva di prete pedofilo"
Nyt:"Papa sapeva di prete pedofilo"
Nuove accuse su scandalo tedesco
Il futuro Papa Benedetto XVI sapeva del caso del prete tedesco, riconosciuto colpevole di abusi su minori e reintegrato nelle sue cariche pastorali, mentre Joseph Ratzinger era arcivescovo di Monaco. La nuova accusa sulla massima carica della Chiesa cattolica arriva ancora una volta dal "New York Times", che si riferisce a Peter Hullermann e parla di un documento che avrebbe informato il futuro papa della vicenda.
Il quotidiano americano ricorda che proprio quel sacerdote tornò alle sue funzioni pastorali pur essendo stato riconosciuto colpevole di pedofilia. Il caso era venuto alla luce qualche settimana fa. Ma in quell'occasione l'allora vice di Ratzinger, Gerhard Gruber, aveva detto di avere lui tutte le responsabilità per i mancati interventi nei confronti del prete.
In pratica, si dice invece che il futuro papa Benedetto XVI fu tenuto strettamente aggiornato a proposito di quel caso, molto più di quanto lasciato trasparire dalla Chiesa. Una circostanza che accresce gli interrogativi sulla gestione dello scandalo da parte di Ratzinger prima della sua ascesa al Vaticano. Da quanto riferisce il New York Times, sembra che, con l'approvazione dell'allora arcivescovo, Peter Hullermann aveva iniziato una terapia negli anni Ottanta in seguito ai suoi abusi, ma sarebbe tornato alla sua attività pastorale pochi giorni dopo l'inizio della cura psicologica. E lo stesso prete fu successivamente condannato per molestie ai danni di bambini.
Il quotidiano statunitense spiega che esiste una nota riguardante il caso di Hullermann che fu consegnata all'allora arcivescovo di Monaco informandolo del reintegro del prete. Insomma, secondo il New York Times, Ratzinger avrebbe avuto le informazioni che gli permettevano di intervenire su quel prete, o almeno evitare che venisse di nuovo in contatto con minori.
La gerarchia ecclesiastica è subito intervenuta in difesa di Benedetto XVI, continua il quotidiano, dicendo che quel "memo" è pura routine e che è quindi "improbabile che quel documento sia arrivato sulla scrivania dell'arcivescovo", secondo quanto dice il reverendo Lorenz Wolf, vicario giudiziario dell'arcidiocesi di Monaco. Ma lo stesso Wolfa avrebbe anche precisato che non potrebbe escludere che il cardinale Ratzinger abbia letto quel documento. "L'esistenza del documento è confermata da due fonti ecclesiastiche", riferisce il Nyt, "e dimostra che Ratzinger non solo presiedette un incontro il 15 gennaio 1980, con il quale si approvava il trasferimento del prete, ma fu anche informato della nuova dislocazione del sacerdote".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477509.shtml
Nuove accuse su scandalo tedesco
Il futuro Papa Benedetto XVI sapeva del caso del prete tedesco, riconosciuto colpevole di abusi su minori e reintegrato nelle sue cariche pastorali, mentre Joseph Ratzinger era arcivescovo di Monaco. La nuova accusa sulla massima carica della Chiesa cattolica arriva ancora una volta dal "New York Times", che si riferisce a Peter Hullermann e parla di un documento che avrebbe informato il futuro papa della vicenda.
Il quotidiano americano ricorda che proprio quel sacerdote tornò alle sue funzioni pastorali pur essendo stato riconosciuto colpevole di pedofilia. Il caso era venuto alla luce qualche settimana fa. Ma in quell'occasione l'allora vice di Ratzinger, Gerhard Gruber, aveva detto di avere lui tutte le responsabilità per i mancati interventi nei confronti del prete.
In pratica, si dice invece che il futuro papa Benedetto XVI fu tenuto strettamente aggiornato a proposito di quel caso, molto più di quanto lasciato trasparire dalla Chiesa. Una circostanza che accresce gli interrogativi sulla gestione dello scandalo da parte di Ratzinger prima della sua ascesa al Vaticano. Da quanto riferisce il New York Times, sembra che, con l'approvazione dell'allora arcivescovo, Peter Hullermann aveva iniziato una terapia negli anni Ottanta in seguito ai suoi abusi, ma sarebbe tornato alla sua attività pastorale pochi giorni dopo l'inizio della cura psicologica. E lo stesso prete fu successivamente condannato per molestie ai danni di bambini.
Il quotidiano statunitense spiega che esiste una nota riguardante il caso di Hullermann che fu consegnata all'allora arcivescovo di Monaco informandolo del reintegro del prete. Insomma, secondo il New York Times, Ratzinger avrebbe avuto le informazioni che gli permettevano di intervenire su quel prete, o almeno evitare che venisse di nuovo in contatto con minori.
La gerarchia ecclesiastica è subito intervenuta in difesa di Benedetto XVI, continua il quotidiano, dicendo che quel "memo" è pura routine e che è quindi "improbabile che quel documento sia arrivato sulla scrivania dell'arcivescovo", secondo quanto dice il reverendo Lorenz Wolf, vicario giudiziario dell'arcidiocesi di Monaco. Ma lo stesso Wolfa avrebbe anche precisato che non potrebbe escludere che il cardinale Ratzinger abbia letto quel documento. "L'esistenza del documento è confermata da due fonti ecclesiastiche", riferisce il Nyt, "e dimostra che Ratzinger non solo presiedette un incontro il 15 gennaio 1980, con il quale si approvava il trasferimento del prete, ma fu anche informato della nuova dislocazione del sacerdote".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477509.shtml
lunedì 21 luglio 2008
ARRESTATO PER PEDOFILIA DON RUGGERO CONTI
PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI LETTERA A... -2-
"Don Ruggero era persona affabile e carismatica"
postato 1 giorno fa da APCOM
Roma, 19 lug. (Apcom) - "Io tuttora credo, credo a Gesù Cristo e tutto quanto, però dei preti non ne voglio sapere niente. Questo pareva buono. Questo pareva il top! E allora se questo è così, pensa gli altri". E' un racconto drammatico quello offerto da un un altro dei giovani che sarebbe stato oggetto delle attenzioni di don Ruggero Conti, 55 anni, già parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima.
Stando a quanto accertato dagli investigatori sarebbero sette al momento gli episodi di abuso ai danni di minori che frequentavano la parrocchia della Natività, mentre altri due risulterebbero avvenuti nei confronti di ragazzi della chiesa Beata Vergine Immacolata, nella zona della Giustiniana, dove Conti era stato in precedenza. Ma in seguito agli ultimi accertamenti starebbero emergendo ulteriori casi, alcuni dei quali avvenuti più di dieci anni fa e non a Roma.
Il sentimento di malcontento nei confronti della chiesa è comune tra la maggior parte dei ragazzi che avrebbero subito gli abusi: "Quello che è successo m'ha staccato radicalmente dalla chiesa", afferma anche un altro. "Io ho perso totalmente fiducia nel corpo clericale e ho deciso di parlare con Dio da me stesso", racconta un terzo giovane". E più avanti aggiunge: "Ed inoltre - dice rivolgendosi al pm - se lei è cristiano sa che non frequentare la messa settimanale è una sofferenza unica. Immagini io a stare dieci senza la comunione, senza stare in pace con me stesso, senza una confessione di niente".
Il giudizio di don Ruggero, offerto da un altro giovane, è chiaro. Per qualcuno è "Un tipo molto carismatico e sensibile, uno di cui fidarsi". Per un altro il sacerdote "era con tutti quanti una persona affabile, si ricordava subito i nomi di tutti quanti". Ma anche una persona che "ti metteva subito a tuo agio, come se fosse una persona che conoscevi da tanto tempo".
Nonostante il sacerdote avesse questo carattere, i ragazzi raccontano che prestava loro particolari 'attenzioni'. Ciò sarebbe avvenuto al termine della visione di film nella casa del sacerdote o durante i campi estivi: mentre i ragazzi dormivano nelle camerate con letti a castello, don Ruggero, incurante della presenza degli altri e aiutato dal buio, avrebbe toccato e accarezzato alcuni piccoli ospiti, ad alcuni quali faceva anche diversi regali. In alcuni casi anche il rito della confessione non avrebbe seguito la prassi prevista: "La prima domanda della confessione, dove poi si svolgeva tutta la predica, era 'ti masturbi?', riferisce un ragazzo.
Un altro spiega che il sacerdote l'avrebbe attirato nella sua dimora, all'interno della canonica, dietro la promessa di soldi, cd, dvd, capi d'abbigliamento. Poi, però la scelta, di raccontare la loro verità su quanto accaduto negli anni passati: "Se fossi stato solo io colpito da questa persona, da buon cristiano avrei anche perdonato - racconta - ma visto che non sono solo io, lo faccio per tutti i bambini che stanno lì o si avvicineranno a stare lì con lui. Se vuole sapere il motivo per cui io sto qua, è perché io voglio la vera giustizia: quella divina. Lo so che lei purtroppo i miracoli non ne fa, però - dice il ragazzo rivolgendosi al pm Scavo - Non lo so, cercate, provate; i miracoli non stanno lì, stanno qua, da quanto mi è stato insegnato, perché lì c'è la giustizia, ma qua ci stanno i miracoli, e li fanno le persone".
http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/07_luglio/19/pedofilia_prete_arrestato_ragazzo_portai_lettera_a_-2-,15493855.html
"Don Ruggero era persona affabile e carismatica"
postato 1 giorno fa da APCOM
Roma, 19 lug. (Apcom) - "Io tuttora credo, credo a Gesù Cristo e tutto quanto, però dei preti non ne voglio sapere niente. Questo pareva buono. Questo pareva il top! E allora se questo è così, pensa gli altri". E' un racconto drammatico quello offerto da un un altro dei giovani che sarebbe stato oggetto delle attenzioni di don Ruggero Conti, 55 anni, già parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima.
Stando a quanto accertato dagli investigatori sarebbero sette al momento gli episodi di abuso ai danni di minori che frequentavano la parrocchia della Natività, mentre altri due risulterebbero avvenuti nei confronti di ragazzi della chiesa Beata Vergine Immacolata, nella zona della Giustiniana, dove Conti era stato in precedenza. Ma in seguito agli ultimi accertamenti starebbero emergendo ulteriori casi, alcuni dei quali avvenuti più di dieci anni fa e non a Roma.
Il sentimento di malcontento nei confronti della chiesa è comune tra la maggior parte dei ragazzi che avrebbero subito gli abusi: "Quello che è successo m'ha staccato radicalmente dalla chiesa", afferma anche un altro. "Io ho perso totalmente fiducia nel corpo clericale e ho deciso di parlare con Dio da me stesso", racconta un terzo giovane". E più avanti aggiunge: "Ed inoltre - dice rivolgendosi al pm - se lei è cristiano sa che non frequentare la messa settimanale è una sofferenza unica. Immagini io a stare dieci senza la comunione, senza stare in pace con me stesso, senza una confessione di niente".
Il giudizio di don Ruggero, offerto da un altro giovane, è chiaro. Per qualcuno è "Un tipo molto carismatico e sensibile, uno di cui fidarsi". Per un altro il sacerdote "era con tutti quanti una persona affabile, si ricordava subito i nomi di tutti quanti". Ma anche una persona che "ti metteva subito a tuo agio, come se fosse una persona che conoscevi da tanto tempo".
Nonostante il sacerdote avesse questo carattere, i ragazzi raccontano che prestava loro particolari 'attenzioni'. Ciò sarebbe avvenuto al termine della visione di film nella casa del sacerdote o durante i campi estivi: mentre i ragazzi dormivano nelle camerate con letti a castello, don Ruggero, incurante della presenza degli altri e aiutato dal buio, avrebbe toccato e accarezzato alcuni piccoli ospiti, ad alcuni quali faceva anche diversi regali. In alcuni casi anche il rito della confessione non avrebbe seguito la prassi prevista: "La prima domanda della confessione, dove poi si svolgeva tutta la predica, era 'ti masturbi?', riferisce un ragazzo.
Un altro spiega che il sacerdote l'avrebbe attirato nella sua dimora, all'interno della canonica, dietro la promessa di soldi, cd, dvd, capi d'abbigliamento. Poi, però la scelta, di raccontare la loro verità su quanto accaduto negli anni passati: "Se fossi stato solo io colpito da questa persona, da buon cristiano avrei anche perdonato - racconta - ma visto che non sono solo io, lo faccio per tutti i bambini che stanno lì o si avvicineranno a stare lì con lui. Se vuole sapere il motivo per cui io sto qua, è perché io voglio la vera giustizia: quella divina. Lo so che lei purtroppo i miracoli non ne fa, però - dice il ragazzo rivolgendosi al pm Scavo - Non lo so, cercate, provate; i miracoli non stanno lì, stanno qua, da quanto mi è stato insegnato, perché lì c'è la giustizia, ma qua ci stanno i miracoli, e li fanno le persone".
http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/07_luglio/19/pedofilia_prete_arrestato_ragazzo_portai_lettera_a_-2-,15493855.html
domenica 17 febbraio 2008
STORIA DI PRETE PEDOFILO FINISCE A "MI MANDA RAI 3"
Video di “Mi Manda Rai 3″
Abusato in seminario, perseguito dalla curia
Marco Marchese ha denunciato le violenze subite a 12 anni, il sacerdote colpevole ha patteggiato la pena. Ma la diocesi di Agrigento chiede alla vittima 200 mila euro per i danni d’immagine.
Il video in questione è sul sito RaiMedia
http://www.uaar.it/news/2007/05/18/video-mi-manda-rai-3/
Abusato in seminario, perseguito dalla curia
Marco Marchese ha denunciato le violenze subite a 12 anni, il sacerdote colpevole ha patteggiato la pena. Ma la diocesi di Agrigento chiede alla vittima 200 mila euro per i danni d’immagine.
Il video in questione è sul sito RaiMedia
http://www.uaar.it/news/2007/05/18/video-mi-manda-rai-3/
PRETE PEDOFILO-DANNI ALL'IMMAGINE DELLA CHIESA
L’arroganza dei “servi di Dio”
La Curia di Agrigento ha risarcito il giovane che aveva denunciato di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete. La vicenda vedeva contrapposti un ex seminarista di Agrigento M. M., e la sua guida spirituale in seminario, un sacerdote che ha patteggiato la condanna in 2 anni e 6 mesi per abusi sessuali. Nei giorni scorsi -ma la notizia si e’ appresa solo oggi - e’ stato infatti firmato un accordo tra le parti. L’entita’ del risarcimento e’ coperta da una clausola di riservatezza presente nell’accordo, ma supererebbe i 50 mila euro. La vicenda era stata trattata anche nel dicembre scorso dalla trasmissione televisiva “Mi Manda Rai Tre”, tra le polemiche. La Curia di Agrigento in un primo tempo aveva infatti chiesto al ragazzo vittima di abusi …
… un risarcimento di 200 mila euro per “danni all’immagine ed al prestigio” della Chiesa di Agrigento. Il giovane ha ora deciso di destinare i soldi del risarcimento appena ricevuto, alla “Associazione per la mobilitazione sociale” da lui stesso fondata nel 2004 con lo scopo di combattere il disagio giovanile e promuovere campagne di sensibilizzazione sulle violenze a danno dei minori. Tra le iniziative dell’associazione, il prossimo 23 giugno una fiaccolata silenziosa per ricordare le vittime della pedofilia.
Testo integrale sul sito Luogocomune
http://www.uaar.it/news/2007/05/26/larroganza-dei-servi-di-dio/
La Curia di Agrigento ha risarcito il giovane che aveva denunciato di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete. La vicenda vedeva contrapposti un ex seminarista di Agrigento M. M., e la sua guida spirituale in seminario, un sacerdote che ha patteggiato la condanna in 2 anni e 6 mesi per abusi sessuali. Nei giorni scorsi -ma la notizia si e’ appresa solo oggi - e’ stato infatti firmato un accordo tra le parti. L’entita’ del risarcimento e’ coperta da una clausola di riservatezza presente nell’accordo, ma supererebbe i 50 mila euro. La vicenda era stata trattata anche nel dicembre scorso dalla trasmissione televisiva “Mi Manda Rai Tre”, tra le polemiche. La Curia di Agrigento in un primo tempo aveva infatti chiesto al ragazzo vittima di abusi …
… un risarcimento di 200 mila euro per “danni all’immagine ed al prestigio” della Chiesa di Agrigento. Il giovane ha ora deciso di destinare i soldi del risarcimento appena ricevuto, alla “Associazione per la mobilitazione sociale” da lui stesso fondata nel 2004 con lo scopo di combattere il disagio giovanile e promuovere campagne di sensibilizzazione sulle violenze a danno dei minori. Tra le iniziative dell’associazione, il prossimo 23 giugno una fiaccolata silenziosa per ricordare le vittime della pedofilia.
Testo integrale sul sito Luogocomune
http://www.uaar.it/news/2007/05/26/larroganza-dei-servi-di-dio/
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